L’imprenditoria italiana: una critica

L’Italia è uno dei migliori paesi al mondo, per tanti motivi: siamo i primi per la cucina, i nostri ingegneri si trovano in ogni angolo del globo a fare scoperte e sviluppi, i nostri medici sono apprezzati ovunque, per non parlare dei nostri economisti ed imprenditori.

A proposito di imprenditoria, alcuni tra i primi leader d’impresa del mondo sono italiani, come Sergio Marchionne, Silvio Berlusconi e Marco Tronchetti Provera.

Il primo è attualmente CEO di FCA, ex Fiat, ed è il vero artefice della ripresa economica dell’azienda italiana, che fino a qualche anno fa era in forte crisi e oggi, soprattutto dopo l’acquisizione di Chrysler e l’arrivo a Detroit, è riuscita a tornare forte come non mai. Il secondo è riuscito a mettere in piedi un impero economico enorme, il cui apogeo sono sicuramente Mediaset e il Milan, nomi famosi in tutto il mondo. Il terzo, Tronchetti Provera, è a.d. di Pirelli, una delle aziende di pneumatici più famose in Europa e nel mondo, fornitore unico degli pneumatici di Formula 1, e responsabile (in positivo) della ripresa economica di un’azienda che, all’inizio degli anni ’90, quando Marco Tronchetti Provera ne divenne presidente, era sull’orlo della bancarotta a causa del fallito tentativo di scalata in Continental.

Abbiamo portato tre eccellenti esempi di imprenditoria italiana, ma allora qual è la critica che vogliamo muovere? In maniera particolare ci riferiamo agli imprenditori delle piccole e medie imprese, che spesso non hanno la volontà di cambiare in meglio.

C’è sempre troppa rassegnazione nella mente del piccolo / medio imprenditore italiano, ma ad onor del vero dobbiamo dire che non è tutta colpa sua. A volte è il sistema imprenditoriale ed economico italiano che ti porta a pensare in questa maniera, a vivere in maniera “sottomessa”. Prendiamo ad esempio le tasse, con la pressione fiscale che supera il 60% e stritola le imprese, ma anche la difficoltà di accedere al credito, con sempre più banche che hanno deciso di chiudere i rubinetti del credito per le piccole e medie imprese, favorendo invece quelle più grandi che non sempre ne hanno bisogno.

Insomma, se è vero che la rivoluzione dovrebbe cominciare dal basso, è anche vero che per poter nascere dovrebbe trovare un ambiente favorevole, che oggi manca ancora.

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