Società italiane di proprietà straniera

Se si vanno a spulciare i componenti dei consigli di amministrazione di alcune fra le più celebri società italiane, si rischia di imbattersi in non poche sorprese in quanto ai nomi che ne fanno parte: molti di questi non sono italiani.

Di seguito, vedremo quindi una carrellata di società italiane di proprietà straniera, che sono divenute tali a seguito di fusioni, vendite o, come tristemente accade sempre più spesso, svendite al miglior offerente.

Peroni. La produzione della storica “birra del popolo” nel 2003 è passata prima in mano inglesi e poi belghe, per finire nel 2016 col diventare parte integrante del gruppo giapponese Asashi Breweries. Nonostante i molteplici passaggi di proprietà, risultano ancora pienamente operativi gli stabilimenti di Roma, Padova e Bari.

Poche aziende rappresentano la vita in fabbrica dell’Italia degli anni ’60 come l’Italcementi. Ebbene, i tedeschi di Heidelberg l’hanno acquistata nel 2015 dagli storici proprietari della famiglia Pesenti a seguito di un’offerta da 1,67 miliardi di Euro.

Neanche i treni simbolo dell’accelerazione italiana del III millennio sono (più) italiani: la produzione dei Frecciarossa nel 2015 è infatti passata ai giapponesi di Hitachi con un’offerta apparentemente irrisoria, ma evidentemente considerata accettabile: 36 milioni di euro.

Sulla falsariga di quanto accaduto ad altri club internazionali (Manchester City e Paris Saint Germain su tutti), anche alcune squadre di calcio italiane di autoctono hanno conservato solo il nome. Come non pensare al Bologna e alla Roma, di proprietà statunitense, e alle due squadre di Milano: nel 2016 l’imprenditore indonesiano Eric Thohir ha acquistato le quote di maggioranza del club nerazzuro diventandone presidente a tutti gli effetti, mentre di più recente conclusione (2017) è la trattativa che ha portato i rossoneri nelle mani di una cordata di aziende cinesi capeggiata Li Yonghong.

Ultima, ma non per ordine di importanza, è la Pirelli. Gestita per oltre un secolo da membri della famiglia di cui l’azienda porta il nome, dal 1996 è capitanata da Marco Tronchetti Provera che sul finire del 2015 ha venduto l’azienda al cinese Ren Jianxin, già a capo del colosso dell’industria chimica ChemChina (leggi tutti i manager Pirelli). Da sottolineare che l’azienda di Milano proprio grazie alla nuova proprietà cinese sta rivalutando il ritorno in borsa in grande stile con la IPO Pirelli 2017 (maggiori informazioni anche sull’articolo de La Stampa sulla IPO Pirelli e su quello di Reuters sulla quotazione in borsa).

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